quarta-feira, 3 de agosto de 2011
Nissan - Pôneis Malditos
quinta-feira, 2 de junho de 2011
POR ONDE PASSA A DISCRIMINAÇÃO?

quinta-feira, 28 de abril de 2011
LA NOTIZIA CHE NON HO INCONTRATO.
Scorrendo i titoli dei giornali, ho sentito la mancanza di una notizia: quella delle manifestazioni spontanee che ricordassero al mondo che c'è ancora chi non crede al potere risolutivo delle armi, che l'Italia ripudia la guerra e che è un paese in cui è possibile la solidarietà verso quelli che le armi non ce le hanno, indipendentemente dal fatto che, nei loro paesi di origine, appoggino uno o l'altro dei contendenti. Facciamo un' ipotesi assurda, giochiamo alla fantapolitica. Facciamo finta di essere un'Italia in guerra. Così, giusto per rilassarsi un po'. Facciamo finta che l' Italia sia un posto dove da sempre si emigra. Oggi si emigra ben vestiti. Gli emgranti italiani arrivano all' estero come minimo con una laurea in tasca, sono lavati, ben vestiti, preparati. Sono cognitari, mano d'opera intellettuale. Vabbè, diciamo anche che in Italia ci sono fazioni politiche con interessi diversi e che, a un certo punto, ci siano i secessionisti, i fascisti e gli "altri". Gli "altri" sono un'entità confusa che, in parlamento, è chiamata opposizione. L' unica cosa che hanno in comune è un generico rispetto per i principi ancora illuministi della divisione dei poteri (principio basico della democrazia, si imparava già alle elementari, quando io ero bambina e facevo, appunto, le elementari dalle suore...non mi hanno mai obbligata a fare la comunione e sono orgogliosamente anticlericale, nel ricordo di maestra Romana, la suora cuoca gentilissima, di maestra Chiara, una donna che oggi vedo come "donna di successo" per meriti propri, e così via. Ma sto divagando, scusate, torno alla fantascienza di un'Italia immaginaria...). Dicevo, allora, che ci sono forze in campo che, ormai, sono disposte all' uso delle armi (per esempio, mafia e camorra e sacra corona e 'ndrangheta, ma anche padani convinti, che magari in alcuni luoghi hanno gente armata. È assurdo, certo, come poteva essere assurdo pensare che in yugoslavia ci fosse quel che ci fosse. Poi c' era quella folla confusa, che magari, all' inizio, appoggiava l' uno o l'altro, ma poi si ritrovava ad essere bersaglio quando stava in fila per il pane. Un classico della storia, questa relazione assolutamente emotiva della morte/rivoluzione per il pane. Insomma, alla fine c' era la gente che viveva in famiglia, lavorava, sperava in un futuro migliore per i figli che si è vista interrompere il tempo della vita, quello fatto dai ritmi della speranza. Nell'Italia del nostro gioco, facciamo finta che ci sia una famiglia leghista, una fascista e una degli "altri". Facciamo finta che vivano in una città del centro Italia, che ne so, Lucca. Un posto interessante, perché nella seconda guerra mondiale ha avuto la linea gotica a un sputo, è alle falde dell' appennino tosco-emiliano. Per cui, ci sarà una "generica" tradizione da parte di molte famiglie, di una memoria degli avvenimenti. Che ne so: la nonna che nascose il nonno, fuorilegge dal '43 perché membro dell' arma dei carabinieri, fedele al re. Allora il nonno si nascose dalla nonna, ma un giorno i fascisti bussarono alla porta e il nonno fece appena in tempo a nascondersi dietro alla porta. La nonna, che negli anni trenta era stata una "giovane italiana", divertendosi un sacco a fare ginnastica, si trovò così a fronteggiare i fascisti che chiedevano del nonno, convincendoli che lui non c' era. Dimenticavo di dire che, in questa memoria possibile di un qualche lucchese di oggi, il nonno era nascosto dietro la porta, si, ma con la pistola in mano... Allora, le tre famiglie lucchesi sono composte da genitori tra i 50 e i settanta e figli tra i 20 e i 40.
Facciamo finta, ora, che qualcuno, tra i figli, "emigri". Qualcuno, tra i figli, sia disoccupato o precario. Qualcuno lavora in polizia. Qualcuno va a caccia. Facciamo finta che tutte e tre le famiglie siano armate per una qualche ragione e che, ad un certo punto, una delle fazioni decida di prendere in mano le redini della situazione in un rapido colpo di mano, perché non ci riesce cambiando istituzionalmente l'assetto delle regole. Oh, si pensa sempre per assurdo, mica che cose del genere succedono in Italia. Allora, si comincia a sparare. E le nonne, le figlie, i nipotini, cominciano a vedere qualcuno della famiglia che piglia l' arma da caccia o di ordinanza e decide di reagire. Si cerca di mandare la nonna e il nipotino in svizzera, ma alla frontiera i leghisti svizzeri ci fanno fanno no praticamente in bergamasco e scuotono la testa con le armi in mano. Si cerca di fare uscire il figlio sposato con la nuora e la nipotina da Mentone, ma forti della riforma del trattato di Schengen rivisto, i francesi ci dicono no con accento garibaldino, scuotendo la testa con le armi in mano. Nel frattempo, gli austriaci hanno già chiuso la frontiera, con la benedizione del santopadre di turno (tanto, morto un papa se ne fa un altro). Ci resta Capodistria, speriamo in bene... Come se non bastasse, siccome all' Europa mica va bene che uno dei membri sia territorio di guerra, risolvono di fare attacchi mirati. Nel mentre, cominciano ad apparire gli abusi e i soprusi delle parti in gioco, si cerca casa per casa il nemico. Magari, qualcuno potrebbe bussare alla porta di una che, se sopravviverà, un giorno sarà ricordata come la "nonna che salvò il nonno". Si stupra, si ammazza, si brucia, si scappa. Ci si pente o si rafforzano certe credenze sulle parti in campo, ma la maggior parte in fondo, cerca di sopravvivere. Quelli che non sparano. I nonni e le nonne, i bambini e molte donne. Quelli che non hanno voglia di farsi ammazzare, che mica tutti sono eroi per alcune idee confuse, in fondo la maggior parte delle persone cerca di sopravvivere nel migliore dei modi possibile.
Fine del gioco. Dicevo, all'inizio, che mi dispiace molto non aver visto la notizia del popolo, per lo meno gli "altri" o parti di loro, scendere in piazza contro il bombardamento in se. Gli unici a dire che sono un pochino (ma mica abbastanza, secondo me) contrari sono i leghisti. Ma solo per la paura che l' uomo nero sbarchi dalla Libia, da dove tutti sanno arrivano solo terroristi. Parlano strano, stuprano le nostre donne, spacciano, sono sporchi, fanno paura, paura, paura). Magari dovremmo tutti rileggere Camus. O magari avremmo bisogno di ricordarci delle nostre nonne che difendevano il loro uomo dalla minaccia di morte del nemico. Gente che non votava neanche, perché il voto non era esattamente come oggi, magari non sappiamo neppure se avrebbero votato per un Berlusconi dei loro tempi o per un altro, ma che ad un certo punto si sono accorti che la cosa non era neppure più possibile risolverla con una rissa da bar, che in fondo, era un vivere civile.
Comunque: ci siamo davvero dimenticati di tutti quei valori che gli "altri", quelli che la carta costituzionale l' hanno fondata, hanno proposto? Pace, diplomazia, solidarietà, avversione alle soluzioni con le armi, vivere civile... E invece, l' unica preoccupazione sembra essere se il governicolo attuale cade per colpa della lega. Si, ma intanto siamo là a cacciabombardare qualche libico, giocando al piccolo chirurgo. Ogni tanto i chirurghi sbagliano, ma tante scuse e arrivederci.
Forse mi aspettavo non dico una discesa in piazza come quella spontanea degli spagnoli dopo gli attentati di Madrid, ma per lo meno un' "accesa scossa d' indignazione" che scuotesse la parte civile della popolazione, quella si, mi sarebbe piaciuta...
A proposito, le tre famiglie lucchesi hanno avuto la fortuna di conoscere un famiglia all' Elba e, costretti a condividere lo stesso spazio, nonostante le loro differenze anche radicali sono stati obbligati a sedersi, discutere, litigare pure. Per convivere senza ammazzarsi, per non dover scappare e trovarsi di fronte l'indifferenza o l'odio palese alla frontiera. Per non vedere nessun figlio morire, nessun nipote soffrire la fame. Le tre famiglie non si amano, si tollerano. Ma la figlia del fascista si è proprio innamorata del ragazzo degli "altri" che, prima di tutta questa gran tormenta, faceva architettura a Pisa... Discutono molto, litigano pure, ma è solo perché hanno molta, molta voglia di costruire il futuro dei loro figli...
terça-feira, 26 de abril de 2011
EU QUERO ESCREVER DO ESCREVER...
Escrever é uma fala diferente, mediada pelo registro que a sustenta, que pode permanecer para leitores futuros. No caso de uma produção que busca uma publicação, é uma escrita que desafia os limites do círculo íntimo de parentes e amigos, é um gesto cheio de ambição e de exercício de poder, pois significa colocar-se no centro do mundo e deste lugar falar. Escrever, claro, não se torna necessariamente um gesto público. Com efeito, existe aquela escrita, objeto de estudo por parte da história e dos estudos literários, constituída por diários, confissões, manuscritos escondidos nas gavetas, uma escrita privada,cujos leitores são um público muito restrito, como a escrita epistolar, mas também novelas, poemas e romances destinados a um círculo de letrados amigos. Gesto ousado e até tempos relativamente recentes, negado às mulheres, às quais fora ensinado a se colocar de lado, a não tomar a palavra, a ser modestas e obedientes. As mulheres tiveram que conquistar o direito de publicação.
A publicação de um livro coloca a mulher, como indivíduo, no espaço público. Este transforma suas escolhas em atos documentados pelas próprias palavras, na medida em que se considera o papel de um indivíduo em sua esfera de ação pública.
No século XVII, publicação significa, para as mulheres, se tornar de “domínio público”, ultrapassar os limites da esfera doméstica à qual eram confinadas quando “honestas”, arruinando suas reputações; ainda vigorava o princípio de um conflito entre seus papeis privados e públicos. Virginia Woolf em A room of her own, traça o retrato de uma famosa erudita inglesa, Margaret Cavendish: tamanha era a vontade dela de escrever, que foi condenada à solidão pelos seus contemporâneos. É uma escritora que escreve sem público e sem critica, e quando sai na carruagem, as pessoas observam-na boquiabertas, como uma freak de circo. Ela encarna a perda dos valores cultuados pelas moças honestas e modestas. É sempre Virginia Woolf que fala da trajetória de Aphra Behn, a primeira escritora profissional reconhecida na Inglaterra. Para Virginia, a independência econômica – que Aphra alcançou – é a base de todas as outras liberdades; todavia, ainda por longo tempo, as mulheres que quisessem se tornar economicamente independentes através do exercício da escrita – e da publicação -, teriam que assumir uma identidade de mulher pública associada à prostituição, pois ousam se expor, tomar a palavra e, enfim, ganhar dinheiro com isso, postura lamentável, na época.
Não provoca espanto, portanto, a freqüência com que as escritoras redigiam prefácios às obras recheados de desculpas por sua ousadia, por atrair a atenção; oferecem seus trabalhos como algo cheio de graças, leve, decorativo, algo que não quer ofender nem adquirir valor. Estratagemas, talvez, para se proteger da critica.
Talvez seja por isso que, ainda hoje, a maioria das mulheres que escrevem dominam, principalmente, a literatura de gênero, aquela sem pretensões literárias, reservada ao entretenimento.
O século XIX revela um dualismo extremo entre a sensibilidade feminina e racionalidade masculina, subtraindo valor à primeira. Por isso, as mulheres não deveriam ser iniciadas a práticas científicas. È somente no final do século que se manifesta um movimento sufragista, em busca do reconhecimento de direito políticos.
Objeto constante de representações normativas e disciplinadoras, as reflexões atrelam o gênero aos determinismos biológico: já na tradição filosófica que inicia com Platão a distinção ontológica entre a mente, a consciência e o corpo é constantemente submetida a relações assimétricas de natureza social e política. A mente submete o corpo, e não faltam exemplos de associações da mente com a masculinidade e do corpo com a feminilidade, documentadas pelo feminismo.Colocada na base da vida política, econômica e cultural de homens e mulheres, a diferença sexual configura seus papeis e funciona como uma segunda natureza e estrutura constitutiva da Modernidade.
segunda-feira, 28 de março de 2011
O CORPO DAS MULHERES - www.ilcorpodelledonne.com - Versão em Português
quinta-feira, 24 de fevereiro de 2011
RICORDO DELLA LIBIA (in italiano)
Due anni fa sono stata in Libia alcuni giorni, in vacanza. Ricordo un paese che, visto dall'alto, era color della sabbia del deserto. Tripoli era una città mediterranea che ricordava la Sicilia, dove le tracce del passaggio colonialista italiano erano visibili, ancora, nelle arcate di travertino del centro. A Bengasi, ho visto un tramonto d'argento lungo due ore: la sabbia del deserto sollevata dal vento, filtrava la luce del sole, rivestendo tutto con questo colore. Leptis Magna, città natale dell'imperatore Settimio Severo, é una rara gioia urbana dell'antichità, testimone in pietra della sostanza del concetto di cosmopolitismo.
Ricordo la nostra guida, un signore mussulmano piuttosto bigotto. Dico bigotto, perché aveva lo stesso identico modo di vedere le cose che hanno molti dei nostri cattolici dalla doppia morale. L'unica differenza era che invece di Cristo parlava di Allah. Bigotto, però, non deve essere confuso con integralista, ne' con fondamentalista. Bigotto è bigotto, in tutto il mondo. Questo signore aveva passato, in gioventù, alcuni anni in Italia, ed è per questo che parlava la nostra lingua.
Ricordo l'autista, bravissimo, che guidava la jeep, quando sono andata a Sheba, nel mezzo del Sahara. La faccia da talibano, mussulmano colla tunica e il turbante, in un primo momento ne avevo un po' di timore, ma poi, mi accorsi che era meno bigotto e meno rompiballe della guida e che aveva, nella sua conoscenza del deserto, un rispetto, un amore grandissimo per questo mondo.
Ricordo il giovanissimo autista Abel, cirenaico, che aveva deciso che io ero bellissima, affascinante... All'epoca mi fece molto ridere, questo ventenne "stregato" da una che aveva l'etá di sua madre. Ci portó addirittura a casa, a conoscere la sua famiglia. Gli uomini sedevano in salotto, mentre noi donne ce ne stavamo nel vestibolo. Conobbi la madre e le tre sorelle, con cui "chiacchierai" in "italarabinglese", ma soprattutto a gesti e sorrisi. Tutte gentilissime, curiose, vogliose di scambiarsi conoscenze.
Ricordo che mi chiedevo se, vista la storia della Libia, avremmo avuto la sensazione di essere ancora dominatori. Invece no. Durante il nostro "impero" arrivammo a massacrare parecchia gente. Ma in un confronto con le dominazioni inglesi, francesi e tedeschi, siamo stati piú degni, tutto sommato abbiamo saccheggiato meno... Insomma, senza giustificare il nostro colonialismo, i libici non dico che ci rimpiangessero, ma comunque ci rendevano alcuni meriti, confrontandoci con altri dominatori. Molto strano, pensai, ma anche interessante da scoprire. Tutto sommato, noi non ci confrontiamo quasi mai col nostro passato colonialista. A dire il vero, neanche con quello della nostra emigrazione, mi accorgo... Forse non ci confrontiamo mai molto col nostro passato. Comunque, torniamo in Libia.
Oggi mi chiedo: dove sono queste persone che ho conosciuto? La mia guida bigotta, che quando disse che col pesce un bicchierino di vino bianco ci sarebbe stato bene, come faceva quando era in Italia, da me ottenne uno sprezzante commento sulla sua "debolezza religiosa"e fu obbligato a darmi ragione (ah, la dolce vendetta dei laici!!!!). Mi chiedo se, tra i 10.000 morti, ci sará anche il giovane e sconsiderato Abel... In fondo, la possibilitá che questo succeda non é cosí bassa: i Libici sono SOLO 4.000.000, mica é una popolazione densa come in Cina.
E i nostri governanti sono preoccupati solo con una cosa: i disperati che possono arrivare in cerca di salvezza, cercando di fuggire da dove si spara. Forse, in questo modo, stiamo smascherando quella violenza colonialista che, ai tempi sapemmo nascondere cosí bene. Forse, in questo modo, troveremo un'altra scappatoia dal nostro passato, per continuare a non farci i conti... Beh, se qualcuno sa qualcosa dei miei conoscenti libici, per favore, fatemi sapere!