segunda-feira, 28 de março de 2011

O CORPO DAS MULHERES - www.ilcorpodelledonne.com - Versão em Português

Navegando pela rede encontrei um documentário do qual tinha ouvido falar. Melhor de tudo, está com legendas em português! Vale a pena conferir, pois coloca alguns pontos "doloridos"sobre os tempos atuais. São imagens de uma tristeza e de uma mesquinharia incríveis, com um texto entre o poético e o filosófico. Não somente demonstra que existe vida inteligente no planeta, como também que essa vida inteligente tem voz feminina. Confiram!

quinta-feira, 24 de fevereiro de 2011

RICORDO DELLA LIBIA (in italiano)

Due anni fa sono stata in Libia alcuni giorni, in vacanza. Ricordo un paese che, visto dall'alto, era color della sabbia del deserto. Tripoli era una città mediterranea che ricordava la Sicilia, dove le tracce del passaggio colonialista italiano erano visibili, ancora, nelle arcate di travertino del centro. A Bengasi, ho visto un tramonto d'argento lungo due ore: la sabbia del deserto sollevata dal vento, filtrava la luce del sole, rivestendo tutto con questo colore. Leptis Magna, città natale dell'imperatore Settimio Severo, é una rara gioia urbana dell'antichità, testimone in pietra della sostanza del concetto di cosmopolitismo.

Ricordo la nostra guida, un signore mussulmano piuttosto bigotto. Dico bigotto, perché aveva lo stesso identico modo di vedere le cose che hanno molti dei nostri cattolici dalla doppia morale. L'unica differenza era che invece di Cristo parlava di Allah. Bigotto, però, non deve essere confuso con integralista, ne' con fondamentalista. Bigotto è bigotto, in tutto il mondo. Questo signore aveva passato, in gioventù, alcuni anni in Italia, ed è per questo che parlava la nostra lingua.

Ricordo l'autista, bravissimo, che guidava la jeep, quando sono andata a Sheba, nel mezzo del Sahara. La faccia da talibano, mussulmano colla tunica e il turbante, in un primo momento ne avevo un po' di timore, ma poi, mi accorsi che era meno bigotto e meno rompiballe della guida e che aveva, nella sua conoscenza del deserto, un rispetto, un amore grandissimo per questo mondo.

Ricordo il giovanissimo autista Abel, cirenaico, che aveva deciso che io ero bellissima, affascinante... All'epoca mi fece molto ridere, questo ventenne "stregato" da una che aveva l'etá di sua madre. Ci portó addirittura a casa, a conoscere la sua famiglia. Gli uomini sedevano in salotto, mentre noi donne ce ne stavamo nel vestibolo. Conobbi la madre e le tre sorelle, con cui "chiacchierai" in "italarabinglese", ma soprattutto a gesti e sorrisi. Tutte gentilissime, curiose, vogliose di scambiarsi conoscenze.

Ricordo che mi chiedevo se, vista la storia della Libia, avremmo avuto la sensazione di essere ancora dominatori. Invece no. Durante il nostro "impero" arrivammo a massacrare parecchia gente. Ma in un confronto con le dominazioni inglesi, francesi e tedeschi, siamo stati piú degni, tutto sommato abbiamo saccheggiato meno... Insomma, senza giustificare il nostro colonialismo, i libici non dico che ci rimpiangessero, ma comunque ci rendevano alcuni meriti, confrontandoci con altri dominatori. Molto strano, pensai, ma anche interessante da scoprire. Tutto sommato, noi non ci confrontiamo quasi mai col nostro passato colonialista. A dire il vero, neanche con quello della nostra emigrazione, mi accorgo... Forse non ci confrontiamo mai molto col nostro passato. Comunque, torniamo in Libia.

Oggi mi chiedo: dove sono queste persone che ho conosciuto? La mia guida bigotta, che quando disse che col pesce un bicchierino di vino bianco ci sarebbe stato bene, come faceva quando era in Italia, da me ottenne uno sprezzante commento sulla sua "debolezza religiosa"e fu obbligato a darmi ragione (ah, la dolce vendetta dei laici!!!!). Mi chiedo se, tra i 10.000 morti, ci sará anche il giovane e sconsiderato Abel... In fondo, la possibilitá che questo succeda non é cosí bassa: i Libici sono SOLO 4.000.000, mica é una popolazione densa come in Cina.

E i nostri governanti sono preoccupati solo con una cosa: i disperati che possono arrivare in cerca di salvezza, cercando di fuggire da dove si spara. Forse, in questo modo, stiamo smascherando quella violenza colonialista che, ai tempi sapemmo nascondere cosí bene. Forse, in questo modo, troveremo un'altra scappatoia dal nostro passato, per continuare a non farci i conti... Beh, se qualcuno sa qualcosa dei miei conoscenti libici, per favore, fatemi sapere!

segunda-feira, 14 de fevereiro de 2011

INSPIRAR OU TRANSPIRAR?

Estou mais velha, desde o último post. Também saí em férias. Depois voltei e fiquei angustiada com problemas de saúde em família. Aí, o tempo foi passando e as tarefas foram se acumulando. O ano mal acabou de começar e já espero que acabe logo. Tá tão difícil que nem encontro um H para fazer um Haiku. O calor de Black Stream está além da conta, mas quando chove, a chuva é tão forte que não consigo nem parar para olhar as gotas e me inspirar. Leio livros e encontro somente autores que falam em calor, suor e comidas gordurosas. E para falar nesses assuntos, ocupam no mínimo 500 páginas. Na Tv só passa repeteco requentado repetindo. Cinema, nem falar, somente filmes de shopping para crianças e adultos que não se assumem como tais. Meu cachorro é infiel. A dengue triunfa, tá todo mundo cheirando repelente, os mosquitos adoram, acham que estão tomando sorvete.
Meu grande desejo de hoje: quero um telescópio para fugir na lua!

sexta-feira, 3 de dezembro de 2010

FIM DE SEMESTRE, FIM DO TEMPO...






E aí vai mais um semestre, mais um ano letivo que se apaga. Novembro foi um momento difícil, muitas coisas para fazer, encerrar, empurrar com a barriga...
No começo do mês, descobri que tinha uma semana para escrever um artigo do nada. E para resgatar um segundo artigo das profundezas dos arquivos mortos, enterrados e esquecidos, ressuscita-lo e torna-lo publicável. Sempre no começo do mês, lembrei que tinha que arrumar um terceiro artigo. No entanto, até dia dez tinha que enviar um resumo expandido para um evento. Ainda, novembro foi mês de aula, apesar dos feriados. E, no meio, bobeei e me encontrei oferecendo um minicurso em outro evento, além de uma palestra super aterrorizante que já estava marcada. Depois, tinha que arrumar os trabalhos de conclusão de curso dos alunos, participar das bancas deles e de outros alunos não meus orientandos, participar de reuniões e de avaliações... Enfim. Enfim. Foi cansativo. No meio disso, mudei de casa.
Assim, o mês se foi, sem que eu conseguisse manifestar qualquer sinal de vida por aqui. Estou em falta com amigos na minha correspondência. Estou com olheiras, cabelo disforme, um humor que nem eu consigo ficar ao meu lado... Dezembro chegou, as coisas estão um pouco melhores, mas ainda, até a metade do mês, tem mais coisas e coisas e coisas.
Com esse ritmo, nunca vou conseguir escrever nada para mim! Quero dizer, de tanto escrever coisas de trabalho, pouco me sobra de cabeça para escrever o que eu quero.
Nos momentos possíveis, fui lendo o que os outros escrevem. E não foi fácil isso, pois à noite, com um livro na mão, meus olhos fecham de cansaço. Mesmo que o livro seja exatamente aquele livro que quero ler, que me faz bem, que me faz feliz.
Agora que, além dos livros em papel e dos livros eletrônicos, descobri também os audio-books grátis para ouvir em meu i-Pod, fiquei inteiramente feliz. descarrego os livros e depois, quando passeio, ou quando dirijo, ouço literatura. Estou, simplesmente, adorando. Encontro, em rede, desde os grandes clássicos até livros contemporâneos em copyleft...
Em janeiro viajarei. Levarei comigo 15 títulos, entre audio-books e e-books... peso total na mala: 285 gramas... e uma dose de felicidade não mensurável!

segunda-feira, 1 de novembro de 2010

DILMA RUSSEFF, EM ITALIANO.

Il Brasile ha eletto presidente della Repubblica:

Dilma Russeff, 62 anni, il cui potere politico e economico si può collocare in un punto tra quello di Hillary Clinton e quello di Angela Merkel. Questa è stata il ministro delle Miniere e dell'Energia quando il Brasile ha investito con un certo successo, calcolabile in termini di benessere sociale tangibile e visibile.

Dilma Russeff... Dilma Rousseff... rigiro il nome, perchè c'è qualcosa di importante, nel fatto che sia un presidente donna.

Non è facile spiegare cosa significa una donna con questo potere in un paese in cui il machismo È UN FATTO biologico: se una donna parla, lo fa a partire dal suo repertorio "donnesco", legato alla POTENTE SINDROME PREMESTRUALE . QUI il MACHISMO fa si che, quando una donna parla, lo fa sempre a partire da un gradino più in basso: sarebbe meglio se una donna restasse alle spalle di un uomo.

Dilma è una donna che ha un ruolo di potere non indifferente che vuole continuare la politica di Lula, che ha portato il Brasile ad essere l'ottava economia del mondo. La politica economica del governo Lula ha fatto sentire poco alle classi A e B l'impatto della crisi globale.

A= ricchi ricchi, proprio capitalisti proprietari. Hanno sentito la crisi, ma meno di quanto si aspettassero. Gli affari, se sei capace e competente, se dimostri un determinato standard di produzione E di condizioni di lavoro, può ricevere incentivo, se poi è multinazionale, riceve incentivi per investire qui. Insomma, la crisi ha avuto un impatto su tutti, ma i ricchi ricchi, ancora una volta, nonostante fosse un governo de sinistra, hanno retto bene all'impatto. Certo, per loro, sarebbe meglio privatizzare molto di più e, ridurre le spese dello stato per il benessere sociale e investire nell'industria privata senza ritorno per il pubblico. Comunque, anche loro hanno sentito tanto, come in Europa, l'impatto della crisi. Il potere d'acquisto dei salari dei lavoratori non è sceso, e non sono peggiorati gli indici di impiego, quindi, se tanto mi da tanto, le cose non sono andate così male per gli imprenditori grandi e medio grandi

B= classe media alta (imprenditori medi, professionisti liberali) e media media "stabile", i piccolo impresari, ma anche quella non legata all'economia di mercato (gestione delle politiche pubbliche, gestione del settore tecnico delle stesse/vari settori universitari...): incentivi al settore privato, investimenti nel settore pubblico.

Lula non ha fatto sentire la crisi alle classi C e D

C = classe media media "instabile", quella immediatamente soggetta alla proletarizzazione in caso di crisi economica. Sono piccoli o addirittura micro impresari come per esempio, la venditrice ambulante di dolci che vuole comprare un carrettino per venderli meglio, riceve benefici e investimenti pubblici in forma di prestiti a interessi specialmente bassi.

D = esclusi dal mercato, quelli che non verremmo che esistessero. Quelli che, prima di Lula, si perdevano nelle favelas, per le strade e, in alcune zone, morivano anche di inedia. Beh, questi sono davvero diminuiti, Il Brasile ha sradicato la miseria vergognosa. Oggi esiste, dove c'era la fame, una cosa che si chiama "povertà degna". Non è ancora una soluzione, ma per chi moriva di fame, è un grande avanzo.

C e D hanno incontrato ammortizzatori sociali che hanno permesso addirittura un miglioramento nella qualità di vita di queste classi. A e B non hanno subito peggioramenti. L'economia è cresciuta. Tutti si spartiscono il benessere.

Si lotta ancora per l'eliminazione della corruzione.

Per lo sradicamento della prostituzione infantile. Bambine che si prostituiscono, ma qui sono bambine fino ai 18 anni: lo sfruttamento sessuale è considerato reato anche nella parte del "cliente": il turista italiano in vacanza sulle spiagge, a Fortaleza, Bahia, fino a Rio de Janeiro, se ci viene per turismo sessuale deve stare attento all'età dell'accompagnatrice, perché sennò finisce IN GALERA. COMUNQUE:

Qualsiasi dibattito sul fatto che sia o no importante il GENERE nella politica, muore davanti all'improvvisa consapevolezza di stare vivendo un momento storico POTENTISSIMO!!!

Un paese da sempre dominato dalle elites (della canna da zucchero, del caffè, è rimasto a sinistra. Sinistra per davvero, in questi tempi tetri per la politica europea.

Lula, per la prima volta, durante il suo governo, ha dimostrato "fatti" che fanno parte di un repertorio di "sinistra" sulle idee di scuola, sanità e servizi pubblici. No, niente di radicale, una politica, in questo senso, molto socialdemocratica quasi di modello svedese, ma applicato su scala sub-continentale e con numeri di popolazione e indici di povertà ben diversi da quelli svedesi...

Secondo me rimette un po' ad un'idea di "stato competitivo" inteso come stato modello di eccellenza per capacità produttiva e distribuzione del benessere sociale con base proprio in questa capacità produttiva. Per tutti.

Allora, Dilma non è SOLO l'erede di questa scelta politica.

Voglio dire, lei si è candidata sulla base della continuità nelle proposte e realizzazioni politiche.

Così come non è solo "un presidente" con una storia di resistenza alla dittatura, una che ha visto calpestati i diritti umani, ha preso in armi e si è fatta il carcere, oltretutto con torture "latinoamericane" connesse.

Dilma è una DONNA.

Che dimostra che non ci sono solo le veline & ballerine.

Che ha il potere politico-economico dell'ottava potenza economica del mondo.

Che è una dura della madonna, difficile da piegare.

Questa donna ci fa bene, non è stata umile, non si è accontentata. Questa non è una che si lascia imprigionare nei biologismi sulla natura femminile.

Questa è una donna con una sua storia politica.

Questa è un'economista ben preparata.

Ed io sono qui, in questo paese machista, e mi sento parte di un posto civile, democratico, lontano dalla perfezione, ma sicuramente più vicino a ideali civili più giusti, più umani, più degni. È complicato vedere scelte politiche estetizzanti, sessualizzanti e subordinanti da/con/su/del corpo femminile in quanto corpo vuoto/aperto dalla/alla politica del fallo (organo maschile).

È una sensazione fortissima, davvero, vedere e vivere l'elezione di una donna alla massima carica pubblica. Con questa storia. Pensateci, italiche menti!

segunda-feira, 27 de setembro de 2010

OTIMISMO NO SUS



Domingo, final da tarde, posto de saúde de Garden Town... O SUS é uma alegria que, nesse caso, deveria ser assinalada ao Macaco Simão. Até a administração passada, Garden Town, cidadezinha próxima de Black Stream, tinha um hospital. Do SUS. Como todos os lugares, Garden Town também precisa de hospital. Mas nesse hospital as coisas iam de mal para pior. Os médicos abusavam e recebiam pacientes particulares na estrutura, faziam o que bem entendiam e a população não tinha qualquer benefício disso. Então, entre as várias propostas da gestão que se tornou a atual, havia também a de solucionar esses problemas. Dito, feito: o prefeito eleito resolveu MESMO. Agora não há mas uma má gestão, agora ninguém aproveita a estrutura do hospital público para ganhar/especular/aproveitar. O hospital, simplesmente, foi fechado.
Fechado.
Garden Town, agora, só tem um pequeno posto de atendimento nas antigas estruturas do que já foi hospital. É assim que se resolvem os problemas.
Mas esse não é o ponto, aqui, hoje.
O ponto é outro.
O ponto é que na sala de espera eu vi algo que me deixou encabulada, encafifada, encanada e, principalmente, MUITO, MUITO preocupada.
Uma questão de detalhes.
E de marketing. Marketing da PESADA.
Então.
Eu, FdP, estou sentada na cadeirinha de plástico da sala de espera. Faz calor, porque em Garden Town também está quente. Menos de Black Stream, mas ainda assim, calor, calor, calor.
Olho em volta e, claro, não espero que seja um lugar bonito. É baixo astral, como todas as salas de espera dos postos de saúde. E, como em todas as esperas nas salas de espera dos postos de saúde, a espera é suficientemente demorada para permitir a observação do ambiente em volta.
São três filas de cadeiras, um bebedouro, uma porta para os banheiros e o guichê da recepção, ao lado de outra porta para a área das visitas.
Acima do guichê tem um relógio.
Um relógio peculiar, um relógio que me deixa inquieta. Não sei porque, mas me deixa inquieta.
Não, não porque o tempo passa, e quanto mais passa, menos tempo eu tenho para ficar nesse mundo, e em um posto de saúde o pensamento nefasto existe, podem ter certeza. Nada como estar em um lugar onde a dialética saúde doença é explicita, para perceber a brevitas vitae. Não é por isso que me inquieta.
É que é um relógio diferente.
No lugar dos números, tem letras. Me concentro nas letras, tentando decodificar a palavra que elas, no círculo das horas, compõem.
No começo, não consigo, tenho que procurar a letra inicial, que não coincide com o que seria o número doze, a parte "central" do relógio.
Localizo, finalmente, o começo da palavra. A primeira letra está no lugar do que seriam as oito horas, em baixo, no lado esquerdo do círculo.
É um F.
No lugar das nove, a segunda letra.
É um U.
Depois, no lugar das dez:
Um N.
Seguem:
Um E,
Um R,
Um A,
Um R,
Um I,
Um A.
Decodifico:
F-U-N-E-R-A-R-I-A.
Funerária.
A palavra acaba às quatro horas.
Depois, no sentido anti-horário, entre as sete e as cinco, está esscrito: 24 h.
Estou eu sentada em um posto de saúde do SUS, em Garden Town, entre saúde e doença, e observo o tempo passar, MEU tempo passar, MEU TEMPO PATROCINADO pela "FUNERÁRIA 24h", que aqui faz seu marketing...
O relógio está lá, todo mundo pode ir, é um ESPAÇO PÚBLICO para PACIENTES, em geral não vai que se sente bem... todo mundo pode ir lá,
para meditar sobre o "sentido horário" da vida e da morte...
Dá o que pensar...
FdP.

sexta-feira, 10 de setembro de 2010

DIÁRIOS DE VIAGEM VII


06/07/2010
Aeroporto
Bom, estamos quase para embarcar. Chegamos cedo ao aeroporto para fazer o check-in. No começo, não queriam nos embarcar, pois não temos o visto no passaporte, mas temos todos os papéis para obtê-lo diretamente na chegada. Enfim, tivemos que esperar que os funcionários da Aeroflot ligassem para sei lá que escritório, para liberar nossa saída.
No final, deu tudo certo.
Estou indo, praticamente, para o outro lado do mundo. Uma distância imensa me separa do Brasil, com o qual duvido que, nos próximos dias, poderei comunicar. Na mala estou levando minhas cadernetas de anotações .

h. 15.00
Estamos quase chegando em Moscou, primeira etapa da viagem para a Mongólia. Tudo correu tranquilo, sem nada de notável. Do lado externo do avião, ao lado do nome aeroflot, um símbolo inesperado: a foice e martelo, de comunista memória! Para falar a verdade, tinha a esperança de viajar em um avião de fabricação não digo soviética (seria bem velho!), mas algum descendente direto dos Ilyushin... mas toda a frota foi renovada e trocada por banais Airbus!
Ainda assim, amei o símbolo nostálgico do lado de fora e nos uniformes da tripulação...

h19.45
Aeroporto de Moscou (um dos vários... chama Sheremet)
Estamos praticamente na fila para o embarque de vôo para Ulaan Baatar. O aeroporto Sheremet é tão novo que ainda tem partes inacabadas. Hea vearios europeus embarcando: nos distinguimos pelos traços caucasianos e pelos guias de viagem: está todo mundo com a bosta de guia da lonely Planet, guia ruim & mal feito.


h21.30
Decolamos. O vôo deve durar um pouco menos de cinco horas. O avião é um velho Boeing, e a tripulação não é mais nova que ele... devem ser do tempo em que ainda se comprimentavam na base do Tovarich... Nossa rota deve atravessar, durante a breve noite, parte da Sibéria. Nos meus arquivos mentais fico lembrando de um bom livro, "Educação Siberiana", de Nicolai Lilin, um livro sobre ética criminal exatamente na Sibéria. Amei o livro, mas não me deu muita vontade de viajar por lá...
Enquanto tomo meu suco de tomate, olho o céu que escurece e espero meu jantar sintético de avião. Logo estarei na mítica Urga, hoje conhecida como Ulaan Baatar, "Herói vermelho".