segunda-feira, 1 de novembro de 2010

DILMA RUSSEFF, EM ITALIANO.

Il Brasile ha eletto presidente della Repubblica:

Dilma Russeff, 62 anni, il cui potere politico e economico si può collocare in un punto tra quello di Hillary Clinton e quello di Angela Merkel. Questa è stata il ministro delle Miniere e dell'Energia quando il Brasile ha investito con un certo successo, calcolabile in termini di benessere sociale tangibile e visibile.

Dilma Russeff... Dilma Rousseff... rigiro il nome, perchè c'è qualcosa di importante, nel fatto che sia un presidente donna.

Non è facile spiegare cosa significa una donna con questo potere in un paese in cui il machismo È UN FATTO biologico: se una donna parla, lo fa a partire dal suo repertorio "donnesco", legato alla POTENTE SINDROME PREMESTRUALE . QUI il MACHISMO fa si che, quando una donna parla, lo fa sempre a partire da un gradino più in basso: sarebbe meglio se una donna restasse alle spalle di un uomo.

Dilma è una donna che ha un ruolo di potere non indifferente che vuole continuare la politica di Lula, che ha portato il Brasile ad essere l'ottava economia del mondo. La politica economica del governo Lula ha fatto sentire poco alle classi A e B l'impatto della crisi globale.

A= ricchi ricchi, proprio capitalisti proprietari. Hanno sentito la crisi, ma meno di quanto si aspettassero. Gli affari, se sei capace e competente, se dimostri un determinato standard di produzione E di condizioni di lavoro, può ricevere incentivo, se poi è multinazionale, riceve incentivi per investire qui. Insomma, la crisi ha avuto un impatto su tutti, ma i ricchi ricchi, ancora una volta, nonostante fosse un governo de sinistra, hanno retto bene all'impatto. Certo, per loro, sarebbe meglio privatizzare molto di più e, ridurre le spese dello stato per il benessere sociale e investire nell'industria privata senza ritorno per il pubblico. Comunque, anche loro hanno sentito tanto, come in Europa, l'impatto della crisi. Il potere d'acquisto dei salari dei lavoratori non è sceso, e non sono peggiorati gli indici di impiego, quindi, se tanto mi da tanto, le cose non sono andate così male per gli imprenditori grandi e medio grandi

B= classe media alta (imprenditori medi, professionisti liberali) e media media "stabile", i piccolo impresari, ma anche quella non legata all'economia di mercato (gestione delle politiche pubbliche, gestione del settore tecnico delle stesse/vari settori universitari...): incentivi al settore privato, investimenti nel settore pubblico.

Lula non ha fatto sentire la crisi alle classi C e D

C = classe media media "instabile", quella immediatamente soggetta alla proletarizzazione in caso di crisi economica. Sono piccoli o addirittura micro impresari come per esempio, la venditrice ambulante di dolci che vuole comprare un carrettino per venderli meglio, riceve benefici e investimenti pubblici in forma di prestiti a interessi specialmente bassi.

D = esclusi dal mercato, quelli che non verremmo che esistessero. Quelli che, prima di Lula, si perdevano nelle favelas, per le strade e, in alcune zone, morivano anche di inedia. Beh, questi sono davvero diminuiti, Il Brasile ha sradicato la miseria vergognosa. Oggi esiste, dove c'era la fame, una cosa che si chiama "povertà degna". Non è ancora una soluzione, ma per chi moriva di fame, è un grande avanzo.

C e D hanno incontrato ammortizzatori sociali che hanno permesso addirittura un miglioramento nella qualità di vita di queste classi. A e B non hanno subito peggioramenti. L'economia è cresciuta. Tutti si spartiscono il benessere.

Si lotta ancora per l'eliminazione della corruzione.

Per lo sradicamento della prostituzione infantile. Bambine che si prostituiscono, ma qui sono bambine fino ai 18 anni: lo sfruttamento sessuale è considerato reato anche nella parte del "cliente": il turista italiano in vacanza sulle spiagge, a Fortaleza, Bahia, fino a Rio de Janeiro, se ci viene per turismo sessuale deve stare attento all'età dell'accompagnatrice, perché sennò finisce IN GALERA. COMUNQUE:

Qualsiasi dibattito sul fatto che sia o no importante il GENERE nella politica, muore davanti all'improvvisa consapevolezza di stare vivendo un momento storico POTENTISSIMO!!!

Un paese da sempre dominato dalle elites (della canna da zucchero, del caffè, è rimasto a sinistra. Sinistra per davvero, in questi tempi tetri per la politica europea.

Lula, per la prima volta, durante il suo governo, ha dimostrato "fatti" che fanno parte di un repertorio di "sinistra" sulle idee di scuola, sanità e servizi pubblici. No, niente di radicale, una politica, in questo senso, molto socialdemocratica quasi di modello svedese, ma applicato su scala sub-continentale e con numeri di popolazione e indici di povertà ben diversi da quelli svedesi...

Secondo me rimette un po' ad un'idea di "stato competitivo" inteso come stato modello di eccellenza per capacità produttiva e distribuzione del benessere sociale con base proprio in questa capacità produttiva. Per tutti.

Allora, Dilma non è SOLO l'erede di questa scelta politica.

Voglio dire, lei si è candidata sulla base della continuità nelle proposte e realizzazioni politiche.

Così come non è solo "un presidente" con una storia di resistenza alla dittatura, una che ha visto calpestati i diritti umani, ha preso in armi e si è fatta il carcere, oltretutto con torture "latinoamericane" connesse.

Dilma è una DONNA.

Che dimostra che non ci sono solo le veline & ballerine.

Che ha il potere politico-economico dell'ottava potenza economica del mondo.

Che è una dura della madonna, difficile da piegare.

Questa donna ci fa bene, non è stata umile, non si è accontentata. Questa non è una che si lascia imprigionare nei biologismi sulla natura femminile.

Questa è una donna con una sua storia politica.

Questa è un'economista ben preparata.

Ed io sono qui, in questo paese machista, e mi sento parte di un posto civile, democratico, lontano dalla perfezione, ma sicuramente più vicino a ideali civili più giusti, più umani, più degni. È complicato vedere scelte politiche estetizzanti, sessualizzanti e subordinanti da/con/su/del corpo femminile in quanto corpo vuoto/aperto dalla/alla politica del fallo (organo maschile).

È una sensazione fortissima, davvero, vedere e vivere l'elezione di una donna alla massima carica pubblica. Con questa storia. Pensateci, italiche menti!

segunda-feira, 27 de setembro de 2010

OTIMISMO NO SUS



Domingo, final da tarde, posto de saúde de Garden Town... O SUS é uma alegria que, nesse caso, deveria ser assinalada ao Macaco Simão. Até a administração passada, Garden Town, cidadezinha próxima de Black Stream, tinha um hospital. Do SUS. Como todos os lugares, Garden Town também precisa de hospital. Mas nesse hospital as coisas iam de mal para pior. Os médicos abusavam e recebiam pacientes particulares na estrutura, faziam o que bem entendiam e a população não tinha qualquer benefício disso. Então, entre as várias propostas da gestão que se tornou a atual, havia também a de solucionar esses problemas. Dito, feito: o prefeito eleito resolveu MESMO. Agora não há mas uma má gestão, agora ninguém aproveita a estrutura do hospital público para ganhar/especular/aproveitar. O hospital, simplesmente, foi fechado.
Fechado.
Garden Town, agora, só tem um pequeno posto de atendimento nas antigas estruturas do que já foi hospital. É assim que se resolvem os problemas.
Mas esse não é o ponto, aqui, hoje.
O ponto é outro.
O ponto é que na sala de espera eu vi algo que me deixou encabulada, encafifada, encanada e, principalmente, MUITO, MUITO preocupada.
Uma questão de detalhes.
E de marketing. Marketing da PESADA.
Então.
Eu, FdP, estou sentada na cadeirinha de plástico da sala de espera. Faz calor, porque em Garden Town também está quente. Menos de Black Stream, mas ainda assim, calor, calor, calor.
Olho em volta e, claro, não espero que seja um lugar bonito. É baixo astral, como todas as salas de espera dos postos de saúde. E, como em todas as esperas nas salas de espera dos postos de saúde, a espera é suficientemente demorada para permitir a observação do ambiente em volta.
São três filas de cadeiras, um bebedouro, uma porta para os banheiros e o guichê da recepção, ao lado de outra porta para a área das visitas.
Acima do guichê tem um relógio.
Um relógio peculiar, um relógio que me deixa inquieta. Não sei porque, mas me deixa inquieta.
Não, não porque o tempo passa, e quanto mais passa, menos tempo eu tenho para ficar nesse mundo, e em um posto de saúde o pensamento nefasto existe, podem ter certeza. Nada como estar em um lugar onde a dialética saúde doença é explicita, para perceber a brevitas vitae. Não é por isso que me inquieta.
É que é um relógio diferente.
No lugar dos números, tem letras. Me concentro nas letras, tentando decodificar a palavra que elas, no círculo das horas, compõem.
No começo, não consigo, tenho que procurar a letra inicial, que não coincide com o que seria o número doze, a parte "central" do relógio.
Localizo, finalmente, o começo da palavra. A primeira letra está no lugar do que seriam as oito horas, em baixo, no lado esquerdo do círculo.
É um F.
No lugar das nove, a segunda letra.
É um U.
Depois, no lugar das dez:
Um N.
Seguem:
Um E,
Um R,
Um A,
Um R,
Um I,
Um A.
Decodifico:
F-U-N-E-R-A-R-I-A.
Funerária.
A palavra acaba às quatro horas.
Depois, no sentido anti-horário, entre as sete e as cinco, está esscrito: 24 h.
Estou eu sentada em um posto de saúde do SUS, em Garden Town, entre saúde e doença, e observo o tempo passar, MEU tempo passar, MEU TEMPO PATROCINADO pela "FUNERÁRIA 24h", que aqui faz seu marketing...
O relógio está lá, todo mundo pode ir, é um ESPAÇO PÚBLICO para PACIENTES, em geral não vai que se sente bem... todo mundo pode ir lá,
para meditar sobre o "sentido horário" da vida e da morte...
Dá o que pensar...
FdP.

sexta-feira, 10 de setembro de 2010

DIÁRIOS DE VIAGEM VII


06/07/2010
Aeroporto
Bom, estamos quase para embarcar. Chegamos cedo ao aeroporto para fazer o check-in. No começo, não queriam nos embarcar, pois não temos o visto no passaporte, mas temos todos os papéis para obtê-lo diretamente na chegada. Enfim, tivemos que esperar que os funcionários da Aeroflot ligassem para sei lá que escritório, para liberar nossa saída.
No final, deu tudo certo.
Estou indo, praticamente, para o outro lado do mundo. Uma distância imensa me separa do Brasil, com o qual duvido que, nos próximos dias, poderei comunicar. Na mala estou levando minhas cadernetas de anotações .

h. 15.00
Estamos quase chegando em Moscou, primeira etapa da viagem para a Mongólia. Tudo correu tranquilo, sem nada de notável. Do lado externo do avião, ao lado do nome aeroflot, um símbolo inesperado: a foice e martelo, de comunista memória! Para falar a verdade, tinha a esperança de viajar em um avião de fabricação não digo soviética (seria bem velho!), mas algum descendente direto dos Ilyushin... mas toda a frota foi renovada e trocada por banais Airbus!
Ainda assim, amei o símbolo nostálgico do lado de fora e nos uniformes da tripulação...

h19.45
Aeroporto de Moscou (um dos vários... chama Sheremet)
Estamos praticamente na fila para o embarque de vôo para Ulaan Baatar. O aeroporto Sheremet é tão novo que ainda tem partes inacabadas. Hea vearios europeus embarcando: nos distinguimos pelos traços caucasianos e pelos guias de viagem: está todo mundo com a bosta de guia da lonely Planet, guia ruim & mal feito.


h21.30
Decolamos. O vôo deve durar um pouco menos de cinco horas. O avião é um velho Boeing, e a tripulação não é mais nova que ele... devem ser do tempo em que ainda se comprimentavam na base do Tovarich... Nossa rota deve atravessar, durante a breve noite, parte da Sibéria. Nos meus arquivos mentais fico lembrando de um bom livro, "Educação Siberiana", de Nicolai Lilin, um livro sobre ética criminal exatamente na Sibéria. Amei o livro, mas não me deu muita vontade de viajar por lá...
Enquanto tomo meu suco de tomate, olho o céu que escurece e espero meu jantar sintético de avião. Logo estarei na mítica Urga, hoje conhecida como Ulaan Baatar, "Herói vermelho".

TRABALHO ESCOLAR: VÍDEO FANTASMA DA FDP EM AÇÃO.

Nesse velho vídeo "sujo", resgatado no meio dos bilhões de vídeos do youtube, eis meu narcisismo que vai às estrelas. SIIIIM! É como encontrar velhas fotos numa caixa esquecida no sótão...
Deve ser porque sou uma FdP que trabalha no meio de gente um pouco empalhada. Espantalhos da razão.
Adversos à fantasia,
à qualquer forma não conformista de pensamento.
Estou precisando, nesses tempos sombrios, em que me sinto cegada por apagões mentais alheios, encontrar uma luz.
Pelo menos 40 watts de potência. O que? Uma vela? Pode ser, pode ser... sou possibilista.
Um fosforozinho, please? Já está bom demais!
Porque:
Em Black Stream, ontem hoje & amanhã, 40 graus (atrás de portas fechadas)
Em Black Stream, não me faltam idéias nem ideais (atrás de portas fechadas)
Em Black Stream, muita gente empolada & empoeirada (atrás de portas fechadas)
Em Black Stream, muita maldade (atrás de portas fechadas)
Em Black Stream, o lado oscuro da força toma conta do pedaço (atrás de portas fechadas)
Em Black Stream, nenhuma fada está armada (atrás de portas fechadas)
Em Black Stream, as cabeça estão abaixadas (atrás de portas fechadas)

Em Black Stream, as portas estão (quase) sempre fechadas.

Mas (atrás de portas fechadas)
Em Black Stream, as fadas rememoram & não apagam.

sexta-feira, 3 de setembro de 2010

JOGANDO PERFUME NO LIXO...



Fala sério... as pessoas andam mesmo muito desocupadas, nesse mundo! Agora tem gente reclamando... que lixo fede!
Deixem explicar "o causo", porque até agora estou pasma com isso.
Tenho um cachorro. Um grande cachorro. Que é grande mesmo, em termos de tamanho. São 45 kg de alegria, felicidade, entusiasmo... que todos os dias transbordam cocô.
Sim, por incrível que pareça, meu cachorro faz cocô! Muito cocô, muito mesmo.
Todos os dias eu, dona responsável, saio, cedo de manhã, para levar "o cachorrinho" para passear. Todos os dias, cedo de manhã, eu lembro de levar no bolso uma ou duas sacolinhas de plástico para recolher as toneladas de bosta que todos os dias, cedo de manhã, minha "máquina do cocô" deixaria espalhadas pelas ruas da cidade. Isso, porque acho que ninguém tem que ficar encontrando e/ou pisando em caca.
E o que eu faço, com as sacolinhas de cocô desse simpático animalzinho? Claro que não posso espalhar essas "bombas biológicas" por aí, largar esse lixo na rua, certo? Então, procuro depositar esse "presente" nos lugares criados pelos seres humanos com a finalidade de limitar a sujeira espalhada pelo mundo: as lixeiras.
Nem sempre, porém, há lixeiras nas ruas. Pior: nem sempre o meu "pequeno pet" segura a qualquer hora suas necessidades fisiológicas: às vezes, como é um bichinho educado, faz seu cocozinho no cantinho da sacada, de onde "a coisa" é imediatamente removida e, em seguida, realiza-se lavagem do lugar.
Muito bem: o que é feito dos dejetos recolhidos, digamos, na sacada? São rigorosamente colocados em sacolas de plástico FECHADAS, de maneira a não deixar que cheiro ou matéria se espalhem "por aí".
Em seguida, essa "produção elefantina" é colocada na lixeira, ao lado de outros produtos orgânicos fedorentos, como:
- resíduos de fruta (cascas & outras partes)
- resíduos de legumes
- resíduos de carnes
- fraldas de crianças (objetos notoriamente "perfumados).
Além disso, tendo a realizar "coleta separada", ou seja: garrafas de plástico, caixas de papelão e outros "recicláveis", como não custa nada, vão para sacolas separadas do lixo orgânico, que compreende o COCÔ.
Bom, muito bem.
Acontece que no mundo tem muita gente que precisaria se engajar mais em atividades "socialmente úteis", pois evidentemente tem tempo de sobra para ficar cheirando lixo.
Acontece isso com uma vizinha que, coitada, ao invés de trabalhar ou, sei lá, se envolver em algo interessante e/ou "socialmente produtivo", resolveu medir o "grau de fedão" do lixo do condomínio. Acreditem se quiser.
E não é que a mulher veio reclamar porque... porque...
PORQUE COCÔ FEDE?????
Sim, juro pela cabeça do meu parceiro peludo. A mulher veio encher o saco... e não o saco do lixo, não, o outro!
Veio reclamar que o lixo fede e que o cocô não deve ser jogado no lixo. À pergunta sobre onde deveria ser despejado, a burra respondeu: na privada!
Imaginem: vou para rua, cato o cocô (porque sou educada), FECHO a sacola (exatamente para evitar o fedão), levo para a lixeira... E AINDA LEVO FERRO de uma vizinha que resolveu que
SE LIXO FEDE (e lixo, se sabe, fede, pois se não fede, que lixo é?), A CULPA É DO COCÔ. O que fazer com o cocô? Jogaremos debaixo do tapete?
Pergunto às senhoras e senhores do júri:
1) Deveria eu levar isso para casa, despejar na privada (como se a fossa séptica, pelo fato que a gente não vê, tudo bem, faz de conta que não existe, que não polui, que não fede...)? E DEPOIS? O que faço com a sacola suja de bosta? Devo, senhoras & senhores, LAVAR a sacola antes de joga-la no lixo, ou melhor, quem sabe, jogar na rua que, todo mundo sabe, como é de todos não é de ninguém?
2) Deveria eu alimentar meu "pequeno aparelho digestivo de quatro patas" de manhã com rosas, no almoço com violetas e à noite com jasmim??????
3) Alguém tem uma rolha tamanho bunda de labrador para me prestar?
4) Devo enfiar dita rolha na boca da vizinha?
Agradeço suas sugestões & conselhos. Se alguém tiver conhecimento de "estudo de lixos perfumados" me avise, que vou atrás... Também são bem-vindas propostas de atividades "alternativas" para a vizinha... imaginem, a mulher deve ficar fuçando no lixo e, ainda por cima, fica abrindo sacolinhas cheias de bosta para ficar cheirando... aí descobre que fede, a experta!!!


terça-feira, 24 de agosto de 2010

O CÁOS, NICK CAVE E A ENCICLOPÉDIA

Time to stop. Tempo de parar um pouco meus chatos relatos de uma viagem que já era. Ainda que, logo, chegue a Mongólia.
Mas preciso fazer uma pausa. Nos dias que se passaram, nas últimas semanas, houve eventos que me deixaram pasma. Cansada. Como, por exemplo, descobrir que o que imaginava ser ruim é muito pior. Foi uma descoberta e tanto. No dia em que isso aconteceu, uma sexta feira, cheguei em casa, à noite. E resolvi ter um surto histérico: cai na frente da privada e comecei a vomitar. Pensava nas coisas ruins, e vomitava. Depois, pensava de novo, e vomitava. Foi uma verdadeira catarse. Uma purificação que começou pelo meu âmago: desde as tripas para fora. Depois, foram dias entre altos e baixos do espírito. Ando precisando de um curso rápido de "motivação" para não me deixar tentar por um brilhante futuro de "encostada".
No meio de tudo isso, me deparei com um livro simplesmente M-A-R-A-V-I-L-H-O-S-O.
Não, não um livro de auto-ajuda.
Não um livro alegre, nem cheio de esperança.
Na verdade, um livro que é todo o contrário disso.
Um livro sobre um alcoólatra estuprador. Cuja esposa se suicida. E que no final morre.
Trata-se de um pequeno romance de Nick Cave.
Nick Cave é um cantor australiano, daqueles "malditos". Começou como desafinado e continua escolhendo desafinar. Suas letras desandam no grotesco. Não esconde ser um alcoólatra.
E escreve livros.
Bons livros.
Ótimos livros.
Livros grotescos.
Como esse que me encontrou: A morte de Bunny Monroe.
É a história de um caixeiro viajante inglês que vende produtos de beleza para donas de casa frustradas. Ele se acha "O SEDUTOR". não passa de um estuprador nojento. A esposa se suicida. E ele, perseguido pelo fantasma dela (será o efeito do delirium tremens...), leva o filho em suas voltas comerciais, deixando-o a espera no carro, um Punto amarelo, enquanto tenta suas cantadas baratas, apanha, estupra, se acaba.
O filho, nesse caos todo, acredita que o pai é um ser excepcional, maravilhoso, o ama muito, o admira, se orgulha dele. Mas o caos só aumenta.
E a ordem que a criança encontra está escondida... nas páginas de uma enciclopédia, que ele leva consigo. Uma enciclopédia que a mãe lhe dera de presente e que ele lê com afinco, absorvendo todos os conhecimento nela contidos.
Até o trágico desfecho, antecipado por uma visão infernal do pai, um verdadeiro delírio, antes de morrer, por um acidente de carro.
E o caos faz com que a enciclopédia fique abandonada, na rua, encharcada pela chuva.
Sei lá... amei esse livro. Sugiro acompanhar sua leitura com a trilha sonora certa: o próprio Nick Cave (o CD Your funeral my trial serve bem, com pitadas de Murders Ballads, principalmente em dupla com p.j. harvey & Kylie Minogue). Nos intervalos, sugiro "relaxar" com Antony & the Johnsons...
Boa leitura, se quiserem encarar... Vale a pena!
P.S. Ouvir Morphine também serve!

terça-feira, 17 de agosto de 2010

DIÁRIOS DE VIAGEM VI

A praça Garibaldi em Vada.

04/07/2010 Vada, h.19.4o
Voltei há pouco da praia. De manhã fiquei um pouco com meus pais, lendo, debaixo do guarda sol. Depois, fui até a praia vizinha, visitar minha amiga S., que conheço desde que tinha seis anos. Passamos muitos verões juntas, nadando, caçando caranguejos, catando amoras, enfim, sendo crianças juntas e crescendo. Juntas, descobrimos o mundo. A história de S. é uma história de abandono & perdas. Ela e seus três irmãos foram abandonados pela mãe uma noite, quando ela tinha três anos. A mulher , simplesmente, foi embora, deixando a chave do gás aberta. Por sorte, o pai acordou a tempo. Como o pai era uma figura lastimável, e S. afirma, até hoje, que foi a ruína de sua vida, quem se ocupou dela foram os tios, que desde que foi abandonada atee os doze anos a criaram como uma filha. Mas aí, o tio morreu e o pai a tomou de volta, para que morasse com os irmãos. Na verdade, ela tinha uma idade que permitia que cuidasse da casa e dos irmãos, poupando ao pai a grana de babás e faxineiras. Foi quando nos perdemos de vista por vários anos.
Com dezenove anos, ela voltou para a casa da tia e acabamos nos encontrando de novo, nos verões. Mas tínhamos, obviamente, mudado, cada uma ocupada em descobrir o que fazer com a vida de quase-adultas.
Hoje, ela é casada e mãe de dois filhos. Conversamos um pouco, e ela, como eu, apesar dos anos e das muitas diferenças, guarda lembranças importantes do período de formação que passamos juntas, durante aqueles verões maravilhosamente ingênuos de descobertas.
Os irmãos, que cresceram com o pai, não se deram bem na vida. O menor casou com uma deprimida crônica, tem dois filhos e trabalha em um supermercado. Vai ver procurou a figura da mãe nessa esposa que nem consegue cuidar da prole. O mais velhos sobrevive de pequenos trabalhos absolutamente precários, com quarenta e tês anos, namorando uma figura que, conforme diz S., além de feia é mau caráter. O terceiro irmão, que é gêmeo dela, está preso, na cadeia, por jogo de azar, fraudes & furtos.
S. trabalha como agente imobiliário, mas está preste a deixar tudo para só se ocupar dos filhos, de oito e seis anos.
Conta que sempre quis filhos, mas que teve momentos em que se sentiu muito inadequada, com medo de ser como a mãe dela fora. Conta também que, com vinte e cinco anos, a mãe reapareceu, querendo encontrar todos eles. mas S. não quis nem vê-la pintada, pois considera que, para essa mulher que só a machucou, seria um privilégio imerecido conhece-la.
A vingança machuca, a vingança faz mal, creio eu para todos os lados.
Me despedi dela e fui para casa, almoçar.
Andei pensando que, em minha vida, muitas são as histórias de pessoas que cruzaram parte de seus percursos comigo, em que o abandono & a perda familiar são recorrentes. Cogito se não é já o tempo de escrever essas histórias.